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lunedì 30 giugno 2014

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 "Edoardo, tu che hai studiato, abbiamo per te un compito adeguato: aiutaci a spostare queste 540 sedie!"

Ed è così che ho passato il tempo della mia breve apparizione all' HaBa Waba festival: a muovere sedie!

Scherzi a parte, credo che la sintesi del Festival sia proprio questa: nel panorama di uno sport che spesso mostra spalti vuoti HaBa Waba è l'unico evento che ti impone di aggiungere qualche centinaio di posti a sedere in una piscina che conta una tribuna con una capienza di circa 2.000 unità!



HaBa WaBa 2014 nelle parole di Poppy Ajosa by Edoardo Osti
Ecco cosa ne pensa l'intervistato d'eccezione, Poppy Ajosa, uno dei protagonisti attivi del Festival.

Insomma, si è trattato di un'esperienza molto importante, per me (e Bruno Cufino me lo ha sempre detto: guarda, Edoardo, se non vieni non puoi capire cos'è l'HaBa Waba") tra amici ritrovati e nuove conoscenze, tra risate ed emozioni.

Emozioni che mi hanno assalito appena entrato al Ge.Tur: immaginatevi di entrare in un villaggio e di trovare davanti una piazzetta con 200 bambini che invece di giocare a pallone si passano una palla da pallanuoto, altri che chiedono un autografo a Roberto e Alessandro Calcaterra o Antonio Vittorioso mentre ti passa di fianco in bicicletta Carlo Silipo... al bar Alexandar Nikolic, Mladen Klokovak e Vasko Vuckovic parlano tranquillamente in attesa degli incontri del giorno ... L'illusione di vivere nel mondo che da pallanuotista hai sempre sognato, in cui il 98% degli esseri umani sembra giocare solo al tuo sport a fronte di un 2% di sfigati non praticanti ...

Emozioni come quella della premiazione al piccolo Gianmaria, il più giovane del torneo.

Un'esperienza che, come Poppy, anche io non dimenticherò mai, pur ridotta in 48 intense ore.
Un'esperienza che rinnoverò di certo l'anno prossimo!

Edoardo Osti

P.S. Non è vero che le sedie le ho mosse tutte io: grazie all'intenso lavoro dei volontari e del vice presidente Bruno Cufino siamo riusciti a posizionarle tutte prima dell'inizio delle gare finali. Come a dire che l'HaBaWaBa deve coinvolgere tutti, ma proprio tutti.


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